mercoledì 31 agosto 2011

Second Name

Daniella Logan è un'entomologa, pochi giorni prima del suo compleanno il padre Theodore, ricco uomo d'affari, si suicida sparandosi un colpo in testa senza apparenti motivi. La figlia comincia così una lunga ricerca che provi a spiegare un gesto così clamoroso, finirà per scoprire segreti terribili che riguardano la propria famiglia, ed il ricco ambiente nel quale è cresciuta.
Paco Plaza, colui che insieme a Jaume Balaguerò confezionò lo straconosciuto "[REC]", non si cimenta in un horror chiassoso e sanguinolento bensì un thriller ben intrecciato nella trama, dai ritmi piuttosto cadenzati, che crescono sino a sfociare in un finale molto drammatico e spiazzante. Le ambientazioni: ospedali psichiatrici, chiese, sagrestie e cimiteri, rendono il tutto molto cupo e claustrofobico. La ricerca della protagonista sconvolge del tutto il ruolo della famiglia in cui è cresciuta, annullando ogni forma di sicurezza;Il secondo nome, non luogo in cui risiede il male, il peccato originale che, a distanza di anni, torna implacabile a farsi sentire. Il regista propone una dura critica alla Spagna ultra cattolica delle sette occulte che terreno fertile trovano nell'opulenta borghesia d'affari. In seguito un'interesse simile verrà proposto anche in"[REC]2", nell'occasione si occuperà di satanismo, ma con risultati piuttosto banali e deludenti.


Scheda Film

Regia: Paco Plaza
Anno e Nazione: 2002, Spagna

Adieu

lunedì 29 agosto 2011

I spit on your grave

Jennifer Hills è una scrittrice afflitta da una crisi di creatività, decide quindi di far armi e bagagli per per fuggire dal caos cittadino in cerca della tranquillità che un cottage isolato può offrire. Ma l'arrivo di una bella ragazza dalla città non passa inosservato agli occhi dei cittadini del piccolo centro di campagna...
"I spit on your grave"(letteralmente un accattivante"io sputo sulla tua tomba") non è altro che il remake di "Non violentate Jennifer" film del 1978 di Meir Zarchi, in quest'occasione in veste di produttore esecutivo. A più di trent'anni dall'originale rimane la stessa struttura di base del rape & revenge con un'accentuata declinazione torture porn che ben poco risparmia all'occhio dello spettatore. Un lavoro che definirei tranquillamente superiore all'originale, che magari perde qualcosa per novità del tema ma che guadagna senza dubbio nella fattura del prodotto. La violenza (rape) che nella prima metà del film colpisce la protagonista è ben declinata sia a livello fisico che psicologico, nella seconda la vendetta (revenge) è altrettanto truculenta secondo la logica del vecchio, e mai fuori moda, occhio per occhio dente per dente. Ne risulta un film piacevole, fatti esclusi i deboli di stomaco, forte di una protagonista che ben si adatta alla doppia faccia del film, prima vittima ed in seguito carnefice e architetto di ben congegnate torture. Su tutte consiglio di fare attenzione alla dolorosissima(per parte maschile!) vendetta riservata al leader degli stupratori, e al cinicamente ironico finale. Gli zotici stupratori invece mostrano evidente stupidità e piccoli siparietti divertenti che mettono a nudo tutte le loro debolezze, interessante poi il personaggio dello sceriffo che vive nell'ambiguità di difensore della legge e padre premuroso e sinceramente religioso. Ottima la scelta dell'ambientazione fatta di colori tenui e fredde foreste di foglie cadute, che ben rendono quell'atmosfera languida e tranquilla che neanche la terribile violenza e conseguente atroce vendetta riescono a turbare. Alla fine di tutto non c'è trionfalismo o gioia negli occhi della protagonista ma soltanto una dolorosa liberazione.


Scheda Film

Anno e Nazione: 2010, USA

Adieu

mercoledì 24 agosto 2011

In the market

In una calda estate due ragazze ed un ragazzo decidono di fare un viaggio all'insegna della spensieratezza e del divertimento, unica tappa definita il concerto della rockband GTO. Fermatisi ad una stazione di servizio incappano in una rapina che li lascia senza soldi e beni di prima necessità. L'unica soluzione appare accamparsi dentro un market che sta per chiudere e lì passarvi la notte per rifocillarsi. Se in un primo momento l'idea appare esaltante ben presto si scopre che il luogo non è del tutto disabitato...
Udite udite siamo di fronte ad un horror italiano! no, che non si scomodino gli oramai sbiaditi(gli anni passano) Dario Argento o Pupi Avati(per citare quelli viventi), questa volta ci si è spinti sino ad una piccola produzione a basso costo con attori alle prime armi e un sottogenere horror, quale il torture porn, che in salsa italiana non si vedeva da un pezzo. L'opera prima del giovanissimo Lorenzo Lombardi(nemmeno 25enne) è un prodotto senza dubbio innovativo nell'arido contesto italiano, anche se alcune pecche importanti vengono fuori e abbassano di molto la media. Ma andiamo con ordine: nella prima parte è ben sfruttata l'ambientazione on the road fatta di lunghe strade statali, in un su e giù collinoso, che alterna bene la sensazione di leggerezza all'inquietante svolta che sta per colpire i protagonisti. La scelta del non luogo tra centro Italia e highway americane appare invece deboluccia, le targhe americane delle macchine si alterano a un'autoradio che trasmette in spagnolo e le insegne della stazione di servizio in italiano, per dirla tutta un potpourri che non funziona affatto! Altra pecca importante è il tentativo piuttosto didascalico di tarantinizzazione dei dialoghi, il materiale umano(attori) è a un livello minimale e i tempi delle battute che guardano ai mitici dialoghi non sense di "Pulp Fiction" e "Le Iene" vanno a farsi benedire. Anche le strizzatine d'occhio tipiche della postmodernità di Tarantino rimangono vuote e decontestualizzate; la reiterazione con la quale vengono citati "Hostel", "Vacancy" e perfino "Psycho" non porta incisività ai dialoghi. Continuo un pò con gli elementi negativi per poi riscattare il finale, per tal motivo dico che: se fai un film di questo genere non puoi non escludere l'elemento truculento. Bene per quasi un'ora non cade goccia di sangue alcuna, ne si intravedono teste mozzate... ciò è molto grave!
Avevo promesso il riscatto finale: una volta caduta la benedetta goccia di sangue il film entra appieno nel genere, il peccato è che manchino solo 30 minuti di film. Nonostante ciò il tutto diventa godibilissimo, esce fuori l'unico ottimo attore del film ovvero Ottaviano Blitch(si, esatto la voce fastidiosa di Virgin Radio) che nella parte del cattivo sadico filosofo dotto elargisce massime sulla vita ed espressioni da schizzato che nulla hanno da invidiare a tanti altri cattivi del cinema. Il finale regala anche un piccolo sussulto e l'ultima mezz'ora riscatta molte delle pecche iniziali. Personalmente avrei insistito sull'ambientazione italiana per rendere l'incubo ancora più vicino di quanto lo si possa pensare; ho trovato interessanti anche alcuni spunti, nel finale, in cui la carne viene utilizzata come chiave di critica al sistema capitalista delle grandi distribuzioni, ma anche qui si sarebbe potuto approfondire.
In definitiva l'opera prima è molto buona, considerando anche il genere e il budget, se togliesse di mezzo una pessima utilizzazione di Tarantino ed ampliasse gli echi pessimisti di Romero, Lorenzo Lombardi potrebbe davvero rinverdire la veneranda tradizione dell'horror italico.


Scheda Film

Anno e Nazione: 2009, Italia

Adieu

mercoledì 9 marzo 2011

Ladri di cadaveri - Burke & Hare

Edimburgo, primi dell'Ottocento. La capitale scozzese ospita una delle università di medicina più importanti in Europa, due medici anatomisti si sfidano a colpi di autopsie per primeggiare ed arrivare alla corte della Regina d'Inghilterra. L'altra faccia della capitale però è ben più "sporca", tra esecuzioni di piazza e disoccupazione in molti non riescono a sbancare il lunario. E' il caso di William Burke e William Hare, due furbi perdigiorno che colgono l'occasione per arricchirsi in seguito ad un decreto cittadino che garantisce i cadaveri freschi di esecuzione al solo dottor Monroe, a scapito dell'innovativo dottor Knox. Quest'ultimo si rivolgerà proprio a Buke & Hare per ottenere dei cadaveri, ma siccome questi non crescono sugli alberi...
John Landis per segnare il suo ritorno, a distanza di dodici anni dal pessimo sequel di "The Blues brothers", sceglie di ispirarsi ad una storia vera, trattando con ironia nerissima le gesta dei due serial killer scozzesi. Nonostante il basso profilo pubblicitario il risultato è ottimo, una commedia incalzante nel ritmo, cinica nel pensiero, ed esilarante negli esiti. Il cast è adeguatissimo ai ruoli, con il poliedrico Andy Serkis(da Gollum/Smeagol de "Il signore degli anelli" a recente Einstein) spalleggiato dal britannicissimo Simon Pegg, coadiuvati dagli esperti Tim Curry("The Rocky Horror Picture Show" e "IT") e Tom Wilkinson(attempato spogliarellista in "Full Monty") medici rivali. La coppia di protagonisti alterna la meschinità ed arrivismo di Serkis con il romanticismo e ingenuità di Pegg, come nella più classica commedia, che regala un finale intenso diviso tra amarezza e romanticismo.
Piccola curiosità finale sta nei titoli di coda, quando ironia dell'ironia scopriamo che il corpo di William Burke è tutt'ora esposto al Museo del Scienza di Edimburgo. Verità o finzione? Non importa, è una commedia!


Scheda Film

Anno e Nazione: 2010, Gran Bretagna

Adieu


martedì 8 marzo 2011

Il Grinta

Un'adulta Mattie Ross racconta in un lungo flashback la propria storia partendo dai suoi quattordici anni, quando un'insaziabile voglia di vendetta l'ha portata a vendicare la morte del padre. Per tal motivo assolda l'esperto Rooster Cogburn, detto "Il grinta", che dopo molte resistenze si metterà sulle tracce dell'assassino in compagnia della giovane ragazza. Ben presto, loro malgrado, si unirà anche il texas ranger La Boeuf(Matt Demon), molto interessato alla ricompensa per la cattura del bandito.
Remake del film con John Wayne del 1969, che valse all'attore il suo unico Oscar, "Il grinta" è il più classico dei western, genere che in passato i fratelli Cohen avevano solo sfiorato cimentandosi in "Non è un paese per vecchi", utilizzando un ironico e disilluso Tommy Lee Jones nella parte dello sceriffo anziano impegnato a rincorrere un efferato killer. Il parallelismo con "Il grinta" interpretato da Jeff Bridges appare quindi istantaneo, ma se in "Non è un paese per vecchi" i Cohen spiazzarono per la rielaborazione del genere trattato in questo caso invece la trama risulta sin troppo lineare, la vendetta è il tema centrale e la rincorsa verso di essa è diretta ed inesorabile. Il risultato è un atteggiamento sin troppo ossequioso nei confronti del genere, pochi i momenti di vera tensione e le scene da guardare e riguardare. Il film è in ogni caso piacevole all'occhio, rimangono ottime le interpretazioni degli attori, su tutti Jeff Brigdes che ha il giusto fisico e faccia per interpretare la parte dello scorbutico vice sceriffo ubriacone dall'animo tenero nei confronti della giovane protagonista, interpretata a sua volta con molto carattere da Hailee Steinfeld, molto profonda la scena nella quale rifiuta di baciare il padre defunto. Il rimanente cast, seppur composto da facce famose, quali il texas ranger Matt Demon, ed i banditi Josh Brolin e Barry Pepper, appare sottoutilizzato e del tutto marginale nella storia. In definitiva sono venuti a mancare i "pezzi forti" della stile Cohen, ovvero l'originale utilizzazione del genere trattato e la valorizzazione dei personaggi. Una prova a metà, bella nella forma ma veramente poco incisiva. Ciò sembra poi legittimato(a mio avviso erroneamente) dal clamoroso flop nella serata più glamour del cinema mondiale, infatti su ben 10 nomination agli Oscar nessuno è stato vinto.
Un motivo in più per ripartire e tornare a stupire.

Il link streaming:


Scheda Film

Regia: Joel & Ethan Coen
Anno e Nazione: 2010, USA

Adieu

venerdì 17 dicembre 2010

My Son, My Son, What Have Ye Done

Un'opera scaturita dal confronto tra due mostri sacri del cinema mondiale, Werner Herzog alla regia e David Lynch alla produzione, di sicuro non poteva passar inosservata sia dal punto di vista mediatico che da quello prettamente qualitativo. Presentato a Venezia da Herzog(che già concorreva con un altro film: "Il cattivo tenente") ha subito destato curiosità e perplessità, in molti infatti hanno creduto(forse non a torto) che fosse una trovata pubblicitaria per un film dalla paternità lynchiana. La storia è ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto a fine anni 70' a San Diego, tanto che le locations per le riprese sono quelle reali. Brad McCullum(un perfetto Michael Shannon) ha appena ucciso la madre e si è barricato in casa con due ostaggi, il detective Havenhurst(Willem Dafoe) tenta di ricostruire la storia tramite le testimonianza della ragazza dell'assassino e l'insegnante di recitazione. Quella che è una trama thriller pian piano sfuma, tutto è evidente e non c'è nessun mistero da svelare, nessun assassino a sorpresa, tutto è come appare. La realtà dei fatti si alterna a momenti onirici, i fenicotteri rosa "aquile drag queen", la ragione che esplode in follia. La follia di Brad è un fenomeno complesso, una madre iperprotettiva che ne castra i rapporti con la ragazza, la scoperta di una nuova religiosità interiore e permeante, la passione per la teatro che lo porta ad un forte interiorizzazione de "L'Elettra" di Sofocle, sono giustificazioni o motivi per una tale gesto? Cosa è più folle, una realtà opprimente o una fantastica follia?


Scheda Film

Anno e Nazione: 2010, USA

Adieu

martedì 16 novembre 2010

The Walking Dead

Dopo ben due mesi torno a scribacchiare qualcosa. Stavolta voglio occuparmi di una serie tv, in onda da poche settimane sulla tv satellitare, ovvero "The Walking Dead", giunta oggi alla terza delle sei puntate previste per la prima stagione. Di per se il nome è una garanzia per gli amanti del genere horror, e del sottogenere dei morti viventi di romeriana invenzione. Tratto da una serie di fumetti, la storia è ambientata in un mondo post apocalittico, dove la maggior parte degli esseri umani si è trasformata in putridi e claudicanti morti viventi.
Soltanto una ristretta cerchia di persone si è salvata, e prova in ogni modo a salvar la pelle. Aspetto qualche secondo perchè possiate riflettere un attimo e giungere alla conclusione che la storia non è affatto originale, il richiamo a "28 giorni dopo" è lampante. Già dalle prime immagini, nella quali il protagonista, uno sbirro finito in coma, si risveglia trovando una città totalmente deserta. Ma non finisce qua, pian piano troverà piccoli gruppi di persone trincerate in palazzi deserti, e braccate da orde di zombie. Fotografia e colonna sonora sono un altro istantaneo richiamo al film di Danny Boyle, come il messaggio che viene mandato: a cospetto dell'apocalisse, l'uomo rimane il mostro più pericoloso.
Nonostante ciò sospendo il mio personale giudizio sulla serie, seppur molti elementi mi spazientiscano, ricordo anche l'esigua quantità di sangue versato e i ritmi eccessivamente lenti per il genere, ma tuttavia voglio fidarmi e continuarne la visione.
Frank Darabont, alla ribalta con le storie di King "Il miglio verde" e "Le ali della libertà", è un professionista navigato, e non credo possa accontentarsi di uno sbiadito esercizio di forma troppo simile ad opere precedenti. Mal che vada rimarrà una bella patina, un paio di attori all'altezza, ed una rassicurante storia di morti che camminano.

Questo il link per streaming e download: http://naruto.italian.forum.forumcommunity.net/?t=41446265


Scheda Serie Tv

Anno e Nazione: 2010, USA

Adieu

venerdì 3 settembre 2010

Nightmare - A Nightmare on Elm Street

Fu così che anche Freddy Krueger è tornato nelle sale cinematografiche, ed ormai non è più una novità. Stessa sorte è toccata negli ultimi anni ad altri suoi "fratelli" come Michal Myers di"Halloween" e Jason Voorhees di "Venerdì 13". L'idea del remake inizia ad essere vecchia, la nuova moda è quella di puntare su un nuovo inizio, in pratica si prende il personaggio icona, in questo caso Freddy Krueger, e si fa ripartire tutto da zero a zero, come se nulla fosse mai accaduto, quindi riscopriamo perchè è diventato un serial killer deturpato che uccide nei sogni, o per meglio dire incubi, dando vita ad una nuova saga.
Il film di Samuel Bayer non risulta poi una cosa inguardabile, si mantiene su binari di credibilità citando i capitoli precedenti in maniera fedele e cercando in qualche modo una strada autonoma senza però riuscirci granchè, la mano invisibile di Michael Bay(qui produttore) rende il prodotto credibile ma non trascendentale, personalmente ho preferito il nuovo inizio di Rob Zombie quando si è cimentato in "Halloween - The beginning", in quel caso aver approfondito la situazione familiare in cui visse Michael Myers diede profondità ad un aspetto non sollevato nell'originale di Carpenter.
Altro argomento tanto caro ai feticisti di Nightmare è senza dubbio Nightmare stesso, difatti non troviamo più Robert Englund nei panni di Freddy Krueger bensì Jackie Earle Haley. A me non è dispiaciuto in quanto non sono un fan sfegatato di Englund, le differenze fisiche si avvertono ma pensare che il problema del film risieda lì è senza dubbio fuorviante. Anzi in un contesto di attorucoli buoni per "Twilight", che tanto fanno rimpiangere gli idioti collegiali da vero film horror, la presenza del buon Haley sembra essere un valore in più in una sorta di remake/reboot, come lo si voglia chiamare, che non passerà alla storia del cinema, ma che può fare passare un paio di tranquille ore di non paura agli amanti della saga, e magari far venir voglia di vedere i primi capitoli della saga a qualche giovane neofita del terzo millennio.


Scheda Film

Anno e Nazione: 2010, USA

Adieu

12


Una giuria formata da dodici giurati si riunisce nella palestra di una scuola per decidere della colpevolezza di un ragazzo ceceno accusato di aver ucciso il padre adottivo, un ufficiale russo, in seguito ad un litigio. Il verdetto appare scontato, una formalità da mettere nero su bianco. Ma il dubbio improvvisamente si insinua nella giuria...
Il film di Nikita Mikhalkov mette in scena un tema tanto caro al cinema, la giustizia, tema di per se spinoso quanto sfaccettato, lasciando ampia libertà al soggettivismo. L'ambientazione entro un unico ambiente, la palestra, con le sole eccezioni di flashback di ottima fattura, fa si che il film diventi un palco di teatro, il parquet ne è un segnale, dove i dodici attori si muovono con coralità inserendo monologhi ed aneddoti mai noiosi ed alcuni siparietti anche divertenti. Gestiti silenziosamente dallo stesso Nikita Mikhalkov che, presidente di giuria e regista del film, lascia spazio ai suoi straordinari attori con una chiosa finale davvero interessante: è meglio imprigionare un innocente che in questo modo avrebbe più chance di allungare la propria vita, oppure è il caso di lasciarlo libero ad un destino dal segno negativo?
Mikhalkov attualizza il remake dello straordinario film di Sidney Lumet "La parola ai giurati", inserendolo nel contesto della Russia di oggi, lacerata dalla questione cecena tra forme di razzismo e tentativi di assimilazione, dove il comunismo ha lasciato un vuoto ideologico difficilmente colmabile. Tra opposti pareri in molti direbbero che è un bene, altri nostalgicamente non sarebbero d'accordo. Per questo motivo lasciamo, salomonicamente, la parola ai giurati.
Particolari da cinema d'autore, un cast inaspettatamente all'altezza ed un tema che non sente l'usura del tempo.
In definitiva: Capolavoro.

Scheda Film

Anno e Nazione: 2007, Russia

Adieu

martedì 10 agosto 2010

Exam

Un stanza asettica, otto postazioni per altrettanti candidati, un foglio bianco ed una matita, una guardia ed un tizio che presenta la prova da superare per essere poter occupare un misterioso posto di lavoro in una misteriosa azienda. Poche e semplici regole: non si può danneggiare o imbrattare volontariamente o involontariamente il foglio, ne uscire dalla stanza, pena l'esclusione. 80 minuti di tempo per trovare la risposta ad un domanda esplicitamente non data. Una prova misteriosa e spiazzante che metterà a dura prova i nervi dei candidati, che daranno vita ad una contesa senza esclusione di colpi.
La prima ironica considerazione che viene in mente finito il film è:"Ma guarda un pò che bisogna fare per poter lavorare!" E visti i tempi che corrono, per assurdo, potrebbe essere un scenario futuro possibile.
Hazeldine, regista sceneggiatore e produttore, mette in scena una sorta di survivor entro le quattro mura, presenta pochi ed enigmatici elementi che molto coinvolgono lo spettatore che si immedesima con gli interrogativi dei protagonisti. La scelta di quest'ultimi poi è abbastanza azzeccata, otto candidati differenti per etnia e status sociale che tessono alleanze più o meno velate, e che finiscono a loro volta per disorientare ancora di più. Insomma la formula è molto "furba" ed il ritmo si mantiene alto per buona parte del film, complice anche la quasi totale coincidenza fra il conto alla rovescia della prova ed il tempo della storia, come si può immaginare la differenza la faranno pochi piccoli particolari che un attento spettatore potrà notare. Il finale è alquanto deludente, il sadismo della prova si annacqua con una conclusione filantropica e fantascientifica che personalmente non mi piace affatto, una banale compensazione ai mali che vengono presentati durante il film.
In conclusione un thriller che parte bene in quanto a ritmo e mistero ma che finisce per arenarsi su un finale rassicurante e moscio.
Meritevole il tentativo, nulla più.

Il film è sottotitolato, in quanto mai uscito in Italia, e fra le molte porcherie che si vedono un posticino poteva essergli riservato. Questo il link streaming: http://watch.altervista.org/blog/?p=20327

Scheda Film

Anno e Nazione: 2009, Gran Bretangna

Adieu