Visualizzazione post con etichetta Europei. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Europei. Mostra tutti i post

giovedì 22 dicembre 2011

Kill Me Please

Mi sento cotanto natalizio che ho deciso di parlare di Morte. Già, proprio la morte è l'assoluta protagonista di questa terribilmente nera commedia belga di Olias Barco. In una clinica privata un pò isolata dal mondo l'innovativo dottor Kruger presta un servizio,lautamente pagato, un pò particolare: ai propri pazienti offre la possibilità di passar a miglior vita, togliendo loro il pesante fardello di doversi assumere tal responsabilità. Beffardo però sarà il destino dei protagonisti, in quanto la Morte sopraggiunge ugualmente, ma sarà lei stessa a decidere quando intervenire.
Il tema trattato, per quanto spinoso, non è affatto frutto di fantasie, anzi in tutto il mondo ormai fioriscono le cliniche che offrono la possibilità di ottenere la cosiddetta"morte dolce", pratica inoltre considerata legale in diversi paesi europei. Come ovvio le discussioni riguardo alla questione sono accese, complesse e quantomai noiose, tanto che preferisco parlare di questo "Kill me please" che dal titolo evocativo sottolinea quella necessità di trapasso verso miglior vita che nel film di Barco affligge quella parte di società che, alla fin fine, conduce un'esistenza piuttosto agiata. Non si ha a che fare con malati terminali che aspettano soltanto che gli si stacchi la spina, ma al contrario tutta una serie di malati del benessere afflitti da sofferenze psicologiche(depressioni) che colpiscono subdolamente nel momento in cui questi non riescono più ad adattarsi a una realtà che non si accetta. Così è, tra gli altri, per la cantante lirica che non può più cantare, o per il possidente che non vuole lasciare la propria "roba" al parentame.
Come immersi in un grande e decadente spleen baudelairiano i nostri antieroi non risultano pietosi per le immani sofferenze fisiche ma al contrario buffi e fuori luogo per le loro pretese. Barco li descrive con compiaciuto cinismo giocando sulle loro debolezze e brutture facendo diventare i clienti della clinica dei topi in trappola, isolati dal resto del mondo, che si sbattono su e giù per la villa arrivando persino a sperare che il buon Dio riservi loro un'altra possibilità quando la morte, quella non voluta, si pone a loro cospetto.
Tra situazioni un pò grottesche e raccapriccianti, e perchè no crude, rimane quella sensazione di avere avuto a che fare con un argomento serio reso maledettamente spiazzante per la sua forma. Non si ride fragorosamente ma si sorride con quel retrogusto un pò amaro che si sente quando si guarda a un'umanità arrivata un pò alla frutta.
Con un bianco e nero di maniera, e con qualche passaggio a vuoto nella scrittura, "Kill me please" si propone come un'intelligente e atipica commedia dalle tinte scurissime che segna un altro punto a favore per il recente cinema francofono, tra belgi(?) e francesi, che fa rima con altre commedie di simil fattura, provenienza e cast(quanto spacca Bouli Lanners?!?!) vedi i sorprendenti "Louise-Michel" e "Mammuth".

Link streaming: http://italia-film.com/film-commedia/14926-kill-me-please-subita-2010-streaming-film-videobb.html


Scheda Film

Anno e Nazione: 2010, Belgio - Francia

Adieu

mercoledì 30 novembre 2011

Melancholia

Sarà colpa del fatidico 2012 che si avvicina, sarà che ormai si guarda più allo spread che ai risultati della claudicante Inter di quest'anno, sarà che prima o poi a tutti tocca chiedersi come, quando e perchè finiremo, sarà quindi che in questo deprimente contesto ci sta pure, puntuale come la sveglia al mattino, la tanto attesa sentenza del regista vivente più discusso e discutibile in circolazione: sua nazistà Lars Von Trier. E dico nazistà per il noto e, a mio parere, esilarante siparietto svoltosi a Cannes quando un Von Trier sopra le righe dice di provare una certa empatia per il nazismo e Hitler. Insomma un vero colpo di genio che ingrossa a dismisura l'aura del personaggio creando sgomento generale, con una esterrefatta Kirsten Dunst accanto, e un sacco di giornalisti che non credono di trovarsi lì in quel momento, con cotanta botta di culo.
Nonostante il gustoso antefatto, "Melancholia" si presenta con tutti i crismi della rispettabilità: una storia sulla fine del mondo diretta da un regista che salomonicamente definirei "originale", e un cast di stelle più o meno lucenti(e col meno mi riferisco all'inutile Kiefer Sutherland).
La storia si divide in due capitoli, che portano il nome delle due sorelle protagoniste, Justine e Claire. Il primo capitolo è ambientato in una villa da sogno con campo da golf collegato(ben 18 buche!) dove si svolge il matrimonio della bella Justine, ovvero Kirsten Dunst e le sue tette, che sposa un altrettanto bello, ma poveraccio è pure cornuto, marito. Attorno agli sposi troviamo Claire, la sorella che organizza il tutto, il marito di lei, la madre e il padre di loro, e una gran quantità di emeriti e rispettabili invitati. Il matrimonio non è che poi sia sta gran favola: i rapporti interni alla famiglia sono eufemisticamente fragili e vengono fuori in tutto il loro splendore. Nel secondo capitolo troviamo il momento successivo al matrimonio, quando nella stessa villa le due sorelle e il marito di Claire, con figlio, vivono l'imminente impatto del pianeta Melancholia sulla Terra, con sensazione da "ultima spiaggia" annessa.
Come detto in precedenza in Lars Von Trier c'è tanto di discutibile, sorvolando sul personaggio/regista che si è costruito, anche il suo cinema, che piaccia o no, fa tanto discutere. Di discutibile in "Melancholia" c'è una durata enorme se rapportata ai ritmi da flebo di caffè che il regista danese impone sin dall'intro artificioso mandato in onda a rallentatore, che, per quanto bello a vedersi, tende già a metter a dura prova i nervi di chi guarda.
A questo bisogna aggiungere un primo capitolo verboso e privo di sussulti, nonostante un paio di personaggi teoricamente interessanti come la madre autoritaria interpretata da Charlotte Rampling e il padre godereccio, John Hurt, entrambi fuori forma e mal utilizzati.
Il secondo capitolo invece mostra qualche spunto interessante: il rapporto tra le sorelle cambia con il cambiare delle atmosfere, la lunatica e depressa Justine con la fine imminente trova spunti di serenità e forza, al contrario l'iper controllata Claire(Charlotte Gainsbourg) della prima parte inizia a dare segni di cedimento mentale complice anche un marito che le spara grosse(quell'inutile Sutherland di prima). Come se la pazzia fosse l'unico modo per accettare la morte, anzi la fine di tutto.
Il finale è sicuramente di impatto(in tutti i sensi), che poi Melancholia mi sia piaciuto ancora non so dirlo, e continuo a domandarmelo, di certo mi rimangono sensazioni contrastanti. La lunghezza e i ritmi snervanti non aiutano di certo, ma la lettura della seconda parte mi intriga per l'atmosfera di serenità e rassegnazione creata dall'imminente fine, lontana da ogni isterismo e confusione che il momento potrebbe causare. Proprio nella Fine la grande protagonista torna ad essere la Natura, placida protagonista che accompagna l'umanità verso il proprio destino.



Scheda Film

Anno e Nazione: 2011, Danimarca - Francia - Germania - Svezia

Adieu

giovedì 3 novembre 2011

Black Block

Visto che per ora scrivo la tesi e non ho molto tempo per aggiornare il blog, ho deciso che parlerò di qualcosa che ho guardato per scrivere la tesi ma che posso recensire sul blog. Due piccioni...
E' il caso di "Black Block" il documentario che parla di tutto tranne che dei Black Bloc, o perlomeno parla di coloro che furono identificati, a torto, come Black Bloc in modo da giustificare la mattanza avvenuta presso le scuole Diaz e Pascoli, in particolare nella prima, il 21 luglio del 2001 durante il G8 di Genova.
Bachschmidt(utilizzo ogni volta il copia/incolla per riscriverlo) ai tempi del G8 era responsabile della segreteria del Genoa Social Forum, e quindi ha vissuto quei giorni (teoricamente)in prima linea, naturale conseguenza di ciò è che il suo documentario è un racconto di parte(lo sottolineo perchè ci sono articoli dove ci si stupisce di ciò!). Nel dettaglio "Black Block" è una raccolta di testimonianze di coloro che durante l'irruzione nella Diaz furono presi a manganellate e pestati finendo prima in ospedale, ed in seguito arrestati.
I racconti che emergono da parte dei sette protagonisti, tutti stranieri, sono a tratti ironici(che bravi umoristi gli inglesi) e in altri momenti commossi, ma nulla di melodrammatico per intenderci, gli interventi del regista invece sono ridotti al minimo. Una trasposizione lineare, forse fin troppo, di un argomento che dovrebbe trasudare rabbia, indignazione e voglia di spaccare il mondo. Solo la t-shirt di uno dei testimoni con su scritto ACAB ci ricorda chi si è comportato da vero infame in tutta sta storia.
Inoltre credo che la scelta di utilizzare il titolo provocatorio "Black Block" avrebbe dovuto innescare una maggiore incisività critica, mi dà l'impressione di esser stata una scelta semplicemente furba e persino moralistica, vedi l'inizio con delle immagini delle devastazioni fatte dai veri famigerati Black Bloc.
Come dire: siamo tutti antagonisti, ma ci sono antagonisti più antagonisti che fanno casino, e antagonisti meno antagonisti e più democratici che il casino non lo fanno, e guarda un pò quanto sono bravi! sono tutti professionisti, ambientalisti, giornalisti, bellimbusti, per intenderci la vera brava gente. Ecco bella logica del cazzo(il romano 15 ottobre 2011 docet) pensare a un piano di antagonismo con i buoni brutti e cattivi è da veri limitati.
Insomma una buona occasione persa per strada, di utile rimane solo il libricino allegato al dvd con parte dei verbali dei processi(come se su internet non si trovassero) e solo un ricordo annacquato di uno dei momenti peggiori della recente storia italiana, e non solo.

Per non dimenticare

"Indomita Genova,
Le lacrime di luglio,
Infondere paura come forma di controllo.."

(Fantasma - Linea 77)

Scheda Film

Anno e Nazione: 2011, Italia

venerdì 30 settembre 2011

Carnage

I coniugi Cowan e Longstreet si incontrano per pacificare il litigio avvenuto tra i rispettivi figli , il luogo dell'incontro è la casa dei Longstreet, la parte lesa. Dopo iniziali formalismi e frasi di circostanza la tensione, sin lì solo sottaciuta, esplode in un "carnage" dialettico.
Polanski adatta al grande schermo l'opera teatrale "The God of carnage" di Yasmina Reza, per rimanervi il più fedele possibile ambienta la storia in un unica location, una lussuosa casa newyorkese, con l'utilizzo di soli quattro attori.
Da una parte abbiamo i Cowan: il marito Alan(dio benedica Christoph Waltz!) un indaffarato avvocato Blackberry-dipendente con la risposta sempre pronta e una disillusa ironia, accompagnato da Nancy, un'affascinante Kate Winslet che dietro le buone maniere nasconde un forte risentimento nei confronti del marito. Dall'altra troviamo i Longstreet: la moglie Penelope, interpretata da Jodie Foster(dio l'ammazzi!), è la tipica madre esemplare ed educatrice inflessibile, scrittrice d'arte si interessa anche di cause umanitarie nella sua amata Africa, al suo fianco troviamo Michael, un uomo generoso e genuino nei modi, obbligato dalla moglie a vestire, suo malgrado, da "intellettuale progressista" quando nella vita altro non è che un venditore di maniglie e sciacquoni per il water.
L'oggetto del contendere, ovvero l'eventuale punizione da infliggere al figlio dei Cowan e il chiarimento tra i litiganti, pian piano si diluisce nella storia sino a sparirne investito da continue divagazioni. Sarà poi un accidente accaduto a Nancy Cowan ad eliminare ogni formalismo e far emergere rancori interpersonali non solo tra le due coppie, ma anche all'interno delle coppie stesse, fomentato dai fumi dell'alcol che causano reazioni isteriche ed in alcuni casi persino esilaranti.
Il regista guarda con occhio presente le mille sfaccettature dei personaggi, alternando tagli improvvisi a lunghe sequenze, soprattutto su Waltz alle prese con oceaniche chiamate di lavoro, obbligando gli attori ad una convivenza forzosa sul palco/schermo che riflette quella delle coppie in crisi. Polanski getta un messaggio tanto pessimista, sull'incomunicabilità tra esseri umani e le relazioni di coppia, quanto ottimista sulle generazioni future, ovvero i figli, con un finale forse un pò annacquato e frettoloso ma senza dubbio conciliante.



Scheda Film

Anno e Nazione:2011, Francia, Germania e Polonia

Adieu

martedì 27 settembre 2011

Bronson

Nell'attesa che esca "Drive", ultima fatica di Nicolas Winding Refn prevista per il 30 Settembre, propongo la recensione di "Bronson", pellicola che ha esaltato la settima arte del regista danese.
"Bronson" è la storia(vera) del criminale più famoso del Regno Unito Michael Peterson, che ha scontato più di trent'anni di reclusione quasi interamente in isolamento, nessun omicidio a suo carico ma tante tante scazzottate con secondini e colleghi di cella. Refn evita di raccontare la storia di Peterson con piglio documentaristico e al contrario ne esalta quasi all'inverosimile una personalità ricca di spunti eccentrici e originali, nel look quanto nei modi.
Partendo da un'infanzia ovattata sino a primi piccoli crimini commessi, senza farne una menata socio antropologica sulla formazione del profilo criminale, lascia spazio al personaggio Bronson che su un palcoscenico teatrale dialoga, da navigato showman, con un pubblico ideale. In un equilibrio di musiche (Pet Shop Boys, New Order, lirica...) e di colori(su tutti il rosso sangue) tra momenti di ironia molto british e scene di violenza, isolamento e degrado emerge con tutta la sua forza il Charles Bronson mostruosamente interpretato da Tom Hardy che, pieno di muscoli e facce giuste, ruba la scena a man bassa.
La violenza ha un ruolo di assoluta centralità nella poetica cinematografica di Refn, in questo caso particolare è una violenza ferina vitale e quasi liberatoria, senza falsi moralismi, mezzo di ribellione alle rigide logiche della società inglese del Tatcherismo. A riguardo in una recente intervista raccolta in occasione dell'uscita di "Drive" il regista danese ha ribadito questo concetto, affermando che l'arte di per sè è già un atto di violenza, e che il cinema in particolare, essendo basato sulle emozioni, non può evitare di descrivere la più estrema tra tutte.
Voglio omaggiare il film con una tra le scene più interessanti per resa visiva e simbolica.
Buona Visione.





Scheda Film

Anno e Nazione: 2009, Gran Bretagna

Adieu

lunedì 26 settembre 2011

Secuestrados - Kidnapped

Raccontare la trama di "Secuestrados" risulta piuttosto semplice: una ricca famiglia madrilena composta da padre madre e figlia, va a vivere in una villa lussuosa ma un pò isolata, la prima notte nella nuova dimora si trasforma in un incubo quando tre individui incappucciati fanno irruzione per derubarli.
Il tema di per se non è il massimo dell'originalità, negli ultimi anni anche del buon cinema(ma anche no..) ha trattato variamente queste situazioni, da "Funny Games"(citato con buon gusto dal regista) ai più recenti "The Strangers", "Them" ecc. ecc.
La pellicola di Miguel Angel Vivas si muove tra il "già visto" e qualche spunto interessante, tra il thriller psicologico e l'horror rape & un pò revenge(a riguardo stupirà il finale...). La parte del "già visto" si fa sentire e un pò nuoce alla visione, vedi la scrittura dei personaggi: tra i tre rapitori c'è il cattivissimo e sadico, quello con esperienza e taciturno, e soprattutto, seguendo la vecchia regola di "sbirro buono, sbirro cattivo" e rovesciandola un pò, troviamo il cattivo con spunti di filantropismo che inizia a pentirsi della malefatta.
Tra i rapiti direi che la figlia si rende del tutto insopportabile(ma il linea con tante pessime interpretazioni nel genere) ammorbando per più di un ora con urletti e sospirini che fanno andar di matto.
Di buono invece c'è la fattura del film, coraggiosa soprattutto la scelta di girare quasi interamente con la camera a mano, spesso ritenuta una pessima idea, ma in questo caso utile nel rendere bene i momenti di tensione senza far venire il mal di mare(siamo lontani da [REC], tranquilli!). Altra finezza tecnica è la divisione in due dello schermo adottata per alcune scene molto movimentate, roba da videoclip insomma, ma che ancora una volta rende il momento senza esasperare troppo lo spettatore. In definitiva nulla di trascendentale per un film che scorre abbastanza rapidamente, 80 minuti con qualche sofferenza nella parte centrale, fatto da un regista con buone idee, soprattutto a livello tecnico, che si è fidato di un tema a botta sicura che nutre voyeuristicamente l'immaginario dello spettatore nel vedere raccontato un incubo tanto vicino quanto tranquillizzante a portata di un clic sul telecomando.



Scheda Film

Anno e Nazione: 2011, Spagna

Adieu

martedì 20 settembre 2011

Soul Kitchen

Zinos Kazantzakis è il proprietario del Soul Kitchen un ristorante di Amburgo tirato su in un capannone industriale davanti al quale passa la ferrovia, il cibo non è un granché ma la clientela non è di grandi pretese. Zinos, afflitto da un dolorosissimo mal di schiena, è fidanzato con Nadine, un'antipatica reporter che decide di partire per la Cina in cerca della svolta per la propria carriera, e anche per questo la loro relazione non va a gonfie vele. Attorno al ristorante ruotano poi una serie di personaggi, come l'esilarante barbone Sokrates che occupa una parte del capannone; Ilias, fratello di Zinos, classico criminale da strapazzo appena uscito di galera, due camerieri con velleità artistiche e soprattutto il nuovo cuoco Shayn folle quanto geniale nel dare una svolta culinaria al Soul Kitchen. La sopravvivenza del ristorante verrà messa in pericolo da Neumann, uno spregiudicato affarista ex compagno di scuola di Zinos.
La commedia firmata da Fatih Akin è una gran bella sorpresa, un film vivo e chiassoso, con scene da vedere e rivedere(la scena del funerale e di Kemal lo spaccaossa su tutte!)trascinante sino all'ultimo con un finale a dir poco rocambolesco. Grande protagonista è la città di Amburgo, multietnica e underground, luogo di nascita del regista che le rende onore con una fotografia mai banale.
Notevole anche la scelta degli attori, tra qualche faccia già vista come Moritz Bleibtreu, il Baader del film "La banda Baader-Meinhof", e tante altre new entry come il protagonista Adam Bousdoukos, anche lui nativo di Amburgo, e il cuoco sempre sopra le righe Birol Unel: un miscuglio turco ellenico teutonico davvero esplosivo!
Qualche ingenuità di scrittura qua e là si trova, vedi la seconda parte di film un pò troppo arruffona per via della molte idee che potevano esser sviluppate in maniera migliore, ma rimane davvero tanto per il resto: un film che trasuda amore per la musica, il cibo, per la propria città ma soprattutto per il cinema; una ventata di freschezza in un genere, quale la commedia, che ultimamente per colpire ricorre ad un demenziale molto spesso di pessima fattura.


Scheda Film

Regia: Fatih Akin
Anno e Nazione: 2009, Germania

Adieu

giovedì 8 settembre 2011

A l'interieur

In una Parigi messa a ferro e fuoco dalla rivolta nelle banlieu una giovane fotografa incinta, la cui vita è stata recentemente sconvolta dalla morte del padre del bambino che porta in grembo, sta per passare la notte di Natale sola in casa. A rompere il silenzio e la tranquillità della notte sarà una visita non troppo gradita e amichevole.
A l''interiuer è un gioiellino del genere gore splatter confezionato dai giovani registi francesi Alexandre Bustillo e Julien Maury, nuovi rappresentati del recente cinema horror francese che in questo genere particolare sta vivendo un ottimo periodo di forma. Un vero incubo entre les mursche prende allo stomaco e riempe lo spettatore di interrogativi che giustifichino cotanta efferatezza. La risposta a tutto ciò sta "dentro", come il titolo suggerisce: dentro la casa, luogo che ispira sicurezza e tranquillità quando "fuori" tutto viene sconvolto dalla rivolta, ma soprattutto dentro Sarah(una brava Alysson Paradis, per la cronaca cognata di Johnny Depp) costretta a sfuggire alla furia cieca di una donna(Beatrice Dalle, raggelante negli sguardi) vestita di nero e armata soltanto di una forbice da sarta, ma di lei null'altro si sa.
Nulla viene risparmiato allo sguardo in un tourbillon inesorabile di sangue e carne che però non svilisce la trama di un piccolo capolavoro del genere che riesce a turbare ed appassionare sino all'ultimo istante. A l'interieur scava nella più primordiale tra le paure dell'uomo, ovvero la paura dello straniero, del diverso, dell'estraneo e lo fa giocando su più piani: gli stranieri che si ribellano per le strade francesi come l'estraneo che viene a saldare i conti dentro casa.
Notevole il finale con un scena tra le più poetiche e terribili del cinema horror di mia memoria. Buona visione.


Scheda Film

Anno e Nazione: 2007, Francia

Adieu

mercoledì 31 agosto 2011

Second Name

Daniella Logan è un'entomologa, pochi giorni prima del suo compleanno il padre Theodore, ricco uomo d'affari, si suicida sparandosi un colpo in testa senza apparenti motivi. La figlia comincia così una lunga ricerca che provi a spiegare un gesto così clamoroso, finirà per scoprire segreti terribili che riguardano la propria famiglia, ed il ricco ambiente nel quale è cresciuta.
Paco Plaza, colui che insieme a Jaume Balaguerò confezionò lo straconosciuto "[REC]", non si cimenta in un horror chiassoso e sanguinolento bensì un thriller ben intrecciato nella trama, dai ritmi piuttosto cadenzati, che crescono sino a sfociare in un finale molto drammatico e spiazzante. Le ambientazioni: ospedali psichiatrici, chiese, sagrestie e cimiteri, rendono il tutto molto cupo e claustrofobico. La ricerca della protagonista sconvolge del tutto il ruolo della famiglia in cui è cresciuta, annullando ogni forma di sicurezza;Il secondo nome, non luogo in cui risiede il male, il peccato originale che, a distanza di anni, torna implacabile a farsi sentire. Il regista propone una dura critica alla Spagna ultra cattolica delle sette occulte che terreno fertile trovano nell'opulenta borghesia d'affari. In seguito un'interesse simile verrà proposto anche in"[REC]2", nell'occasione si occuperà di satanismo, ma con risultati piuttosto banali e deludenti.


Scheda Film

Regia: Paco Plaza
Anno e Nazione: 2002, Spagna

Adieu

mercoledì 24 agosto 2011

In the market

In una calda estate due ragazze ed un ragazzo decidono di fare un viaggio all'insegna della spensieratezza e del divertimento, unica tappa definita il concerto della rockband GTO. Fermatisi ad una stazione di servizio incappano in una rapina che li lascia senza soldi e beni di prima necessità. L'unica soluzione appare accamparsi dentro un market che sta per chiudere e lì passarvi la notte per rifocillarsi. Se in un primo momento l'idea appare esaltante ben presto si scopre che il luogo non è del tutto disabitato...
Udite udite siamo di fronte ad un horror italiano! no, che non si scomodino gli oramai sbiaditi(gli anni passano) Dario Argento o Pupi Avati(per citare quelli viventi), questa volta ci si è spinti sino ad una piccola produzione a basso costo con attori alle prime armi e un sottogenere horror, quale il torture porn, che in salsa italiana non si vedeva da un pezzo. L'opera prima del giovanissimo Lorenzo Lombardi(nemmeno 25enne) è un prodotto senza dubbio innovativo nell'arido contesto italiano, anche se alcune pecche importanti vengono fuori e abbassano di molto la media. Ma andiamo con ordine: nella prima parte è ben sfruttata l'ambientazione on the road fatta di lunghe strade statali, in un su e giù collinoso, che alterna bene la sensazione di leggerezza all'inquietante svolta che sta per colpire i protagonisti. La scelta del non luogo tra centro Italia e highway americane appare invece deboluccia, le targhe americane delle macchine si alterano a un'autoradio che trasmette in spagnolo e le insegne della stazione di servizio in italiano, per dirla tutta un potpourri che non funziona affatto! Altra pecca importante è il tentativo piuttosto didascalico di tarantinizzazione dei dialoghi, il materiale umano(attori) è a un livello minimale e i tempi delle battute che guardano ai mitici dialoghi non sense di "Pulp Fiction" e "Le Iene" vanno a farsi benedire. Anche le strizzatine d'occhio tipiche della postmodernità di Tarantino rimangono vuote e decontestualizzate; la reiterazione con la quale vengono citati "Hostel", "Vacancy" e perfino "Psycho" non porta incisività ai dialoghi. Continuo un pò con gli elementi negativi per poi riscattare il finale, per tal motivo dico che: se fai un film di questo genere non puoi non escludere l'elemento truculento. Bene per quasi un'ora non cade goccia di sangue alcuna, ne si intravedono teste mozzate... ciò è molto grave!
Avevo promesso il riscatto finale: una volta caduta la benedetta goccia di sangue il film entra appieno nel genere, il peccato è che manchino solo 30 minuti di film. Nonostante ciò il tutto diventa godibilissimo, esce fuori l'unico ottimo attore del film ovvero Ottaviano Blitch(si, esatto la voce fastidiosa di Virgin Radio) che nella parte del cattivo sadico filosofo dotto elargisce massime sulla vita ed espressioni da schizzato che nulla hanno da invidiare a tanti altri cattivi del cinema. Il finale regala anche un piccolo sussulto e l'ultima mezz'ora riscatta molte delle pecche iniziali. Personalmente avrei insistito sull'ambientazione italiana per rendere l'incubo ancora più vicino di quanto lo si possa pensare; ho trovato interessanti anche alcuni spunti, nel finale, in cui la carne viene utilizzata come chiave di critica al sistema capitalista delle grandi distribuzioni, ma anche qui si sarebbe potuto approfondire.
In definitiva l'opera prima è molto buona, considerando anche il genere e il budget, se togliesse di mezzo una pessima utilizzazione di Tarantino ed ampliasse gli echi pessimisti di Romero, Lorenzo Lombardi potrebbe davvero rinverdire la veneranda tradizione dell'horror italico.


Scheda Film

Anno e Nazione: 2009, Italia

Adieu

mercoledì 9 marzo 2011

Ladri di cadaveri - Burke & Hare

Edimburgo, primi dell'Ottocento. La capitale scozzese ospita una delle università di medicina più importanti in Europa, due medici anatomisti si sfidano a colpi di autopsie per primeggiare ed arrivare alla corte della Regina d'Inghilterra. L'altra faccia della capitale però è ben più "sporca", tra esecuzioni di piazza e disoccupazione in molti non riescono a sbancare il lunario. E' il caso di William Burke e William Hare, due furbi perdigiorno che colgono l'occasione per arricchirsi in seguito ad un decreto cittadino che garantisce i cadaveri freschi di esecuzione al solo dottor Monroe, a scapito dell'innovativo dottor Knox. Quest'ultimo si rivolgerà proprio a Buke & Hare per ottenere dei cadaveri, ma siccome questi non crescono sugli alberi...
John Landis per segnare il suo ritorno, a distanza di dodici anni dal pessimo sequel di "The Blues brothers", sceglie di ispirarsi ad una storia vera, trattando con ironia nerissima le gesta dei due serial killer scozzesi. Nonostante il basso profilo pubblicitario il risultato è ottimo, una commedia incalzante nel ritmo, cinica nel pensiero, ed esilarante negli esiti. Il cast è adeguatissimo ai ruoli, con il poliedrico Andy Serkis(da Gollum/Smeagol de "Il signore degli anelli" a recente Einstein) spalleggiato dal britannicissimo Simon Pegg, coadiuvati dagli esperti Tim Curry("The Rocky Horror Picture Show" e "IT") e Tom Wilkinson(attempato spogliarellista in "Full Monty") medici rivali. La coppia di protagonisti alterna la meschinità ed arrivismo di Serkis con il romanticismo e ingenuità di Pegg, come nella più classica commedia, che regala un finale intenso diviso tra amarezza e romanticismo.
Piccola curiosità finale sta nei titoli di coda, quando ironia dell'ironia scopriamo che il corpo di William Burke è tutt'ora esposto al Museo del Scienza di Edimburgo. Verità o finzione? Non importa, è una commedia!


Scheda Film

Anno e Nazione: 2010, Gran Bretagna

Adieu


venerdì 3 settembre 2010

12


Una giuria formata da dodici giurati si riunisce nella palestra di una scuola per decidere della colpevolezza di un ragazzo ceceno accusato di aver ucciso il padre adottivo, un ufficiale russo, in seguito ad un litigio. Il verdetto appare scontato, una formalità da mettere nero su bianco. Ma il dubbio improvvisamente si insinua nella giuria...
Il film di Nikita Mikhalkov mette in scena un tema tanto caro al cinema, la giustizia, tema di per se spinoso quanto sfaccettato, lasciando ampia libertà al soggettivismo. L'ambientazione entro un unico ambiente, la palestra, con le sole eccezioni di flashback di ottima fattura, fa si che il film diventi un palco di teatro, il parquet ne è un segnale, dove i dodici attori si muovono con coralità inserendo monologhi ed aneddoti mai noiosi ed alcuni siparietti anche divertenti. Gestiti silenziosamente dallo stesso Nikita Mikhalkov che, presidente di giuria e regista del film, lascia spazio ai suoi straordinari attori con una chiosa finale davvero interessante: è meglio imprigionare un innocente che in questo modo avrebbe più chance di allungare la propria vita, oppure è il caso di lasciarlo libero ad un destino dal segno negativo?
Mikhalkov attualizza il remake dello straordinario film di Sidney Lumet "La parola ai giurati", inserendolo nel contesto della Russia di oggi, lacerata dalla questione cecena tra forme di razzismo e tentativi di assimilazione, dove il comunismo ha lasciato un vuoto ideologico difficilmente colmabile. Tra opposti pareri in molti direbbero che è un bene, altri nostalgicamente non sarebbero d'accordo. Per questo motivo lasciamo, salomonicamente, la parola ai giurati.
Particolari da cinema d'autore, un cast inaspettatamente all'altezza ed un tema che non sente l'usura del tempo.
In definitiva: Capolavoro.

Scheda Film

Anno e Nazione: 2007, Russia

Adieu

martedì 10 agosto 2010

Exam

Un stanza asettica, otto postazioni per altrettanti candidati, un foglio bianco ed una matita, una guardia ed un tizio che presenta la prova da superare per essere poter occupare un misterioso posto di lavoro in una misteriosa azienda. Poche e semplici regole: non si può danneggiare o imbrattare volontariamente o involontariamente il foglio, ne uscire dalla stanza, pena l'esclusione. 80 minuti di tempo per trovare la risposta ad un domanda esplicitamente non data. Una prova misteriosa e spiazzante che metterà a dura prova i nervi dei candidati, che daranno vita ad una contesa senza esclusione di colpi.
La prima ironica considerazione che viene in mente finito il film è:"Ma guarda un pò che bisogna fare per poter lavorare!" E visti i tempi che corrono, per assurdo, potrebbe essere un scenario futuro possibile.
Hazeldine, regista sceneggiatore e produttore, mette in scena una sorta di survivor entro le quattro mura, presenta pochi ed enigmatici elementi che molto coinvolgono lo spettatore che si immedesima con gli interrogativi dei protagonisti. La scelta di quest'ultimi poi è abbastanza azzeccata, otto candidati differenti per etnia e status sociale che tessono alleanze più o meno velate, e che finiscono a loro volta per disorientare ancora di più. Insomma la formula è molto "furba" ed il ritmo si mantiene alto per buona parte del film, complice anche la quasi totale coincidenza fra il conto alla rovescia della prova ed il tempo della storia, come si può immaginare la differenza la faranno pochi piccoli particolari che un attento spettatore potrà notare. Il finale è alquanto deludente, il sadismo della prova si annacqua con una conclusione filantropica e fantascientifica che personalmente non mi piace affatto, una banale compensazione ai mali che vengono presentati durante il film.
In conclusione un thriller che parte bene in quanto a ritmo e mistero ma che finisce per arenarsi su un finale rassicurante e moscio.
Meritevole il tentativo, nulla più.

Il film è sottotitolato, in quanto mai uscito in Italia, e fra le molte porcherie che si vedono un posticino poteva essergli riservato. Questo il link streaming: http://watch.altervista.org/blog/?p=20327

Scheda Film

Anno e Nazione: 2009, Gran Bretangna

Adieu

giovedì 10 giugno 2010

[REC] 2

Esiste ormai l'obbligo, credo non scritto, di dover fare almeno un sequel di qualunque prodotto filmico esca nel mondo, quindi se ci si stupiva dell'esistenza di ben sei "Rocky" vari "Nightmare" e chissà quanti ancora"Saw", stiamo qui oggi a parlare di REC2.
Siamo sempre nello stesso palazzo di Barcellona, sempre sigillato e sorvegliato a vista dalle forze dell'ordine, questa volta tre poliziotti, un cameraman ed un prete esorcista(non è l'inizio di una barzelletta...) vi entrano per capirci qualcosa di più.
Non stiamo qui a dire come finirà, alzi la mano chi non si è fatto un'idea, però è evidente come il sequel abbia perso la freschezza e istantaneità che il primo capitolo offriva. Nulla di nuovo insomma, gli pseudo zombie corrono sempre("28 giorni dopo" docet...) e spuntano all'improvviso nella penombra o ti ricorrono sulla tromba delle scale, la trama è arricchita banalmente dalla storia della possessione, tanto che qualche mostriciattolo comincia a camminare, testa in giù, sui soffitti(T'oh! l'esorcista!), e dulcis in fundo i protagonisti che una volta trovato ciò che cercavano lo fanno banalmente cascare a terra, manco fossimo in una puntata dei Simpsons o Mr.Bean.
Non ci si spaventa, a meno che non si abbia idea di cosa capiti nel primo capitolo, e la storia fa acqua da più parti. Fortunatamente la durata del film è piuttosto ridotta(solo 80 minuti) senza mandarla troppo per le lunghe.
Infine pessima notizia: il finale lascia spunti per un sequel, questo si che fa PAURA!!


Scheda Film

Anno e Nazione: 2009, Spagna

Adieu