In una Los Angeles di un futuro piuttosto prossimo Theodore Twombly svolge un mestiere particolare: scrive lettere per conto di persone che non riescono ad esprimere i loro sentimenti verso parenti, coniugi o amici. Nonostante l'innata bravura nel proprio campo lavorativo, Theo è un uomo particolarmente solo e asociale, ha un matrimonio fallito alle spalle e un'enorme ritrosia nel firmare le carte del divorzio alla ex moglie. La sua vita cambierà quando comincia ad utilizzare un sistema operativo parlante dotato di intelligenza artificiale in grado di adattarsi all'interlocutore: quella che è soltanto una voce programmata comincia a plasmarsi e diventa la sua compagna di vita Samantha. Dal regista degli apprezzati Essere John Malkovich e Il ladro di Orchidee ci si aspettava di certo qualcosa di notevole, e Spike Jonze non delude affatto. Her è un film che si basa e prende forma intorno al fattore emozionale, che diventa caratterizzante nei personaggi principali: Theo, il protagonista, è un uomo che ha paura di provare nuove emozioni, e che per questo vive nella convinzione che, anche nel caso ci riprovasse, queste sarebbero sempre inferiori a quelle già vissute.Quando però questi incontra il sistema operativo Samantha, che al contrario non ha mai provato emozioni, riacquista quella voglia di vivere che sembrava irreparabilmente aver perso.
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"Io sono tua, ma anche non tua" |
E' una commedia romantica, a tratti amara, a tratti onirica, che coinvolge e commuove. Straordinario, ancora una volta e semmai ce ne fosse ancora bisogno, un Joaquin Phoenix geniale ed energico che si lancia in dialoghi interattivi esilaranti e in one man show in scena che rimangono a mente. Interessante la prova di Scarlett Johansson che presta la voce al personaggio di Samantha: senza che abbia alcuna presenza fisica il suo tono di voce gutturale e intenso dipinge molto bene il personaggio, anche se temo che possa pesare un po' il "lost in doppiaggio", quindi ne consiglio visione in lingua originale.
Infine, di molto interessante in Her c'è Los Angeles e le sue ambientazioni. Jonze non mostra un futuro molto cupo, ma gioca molto sui colori di questo: LA ci appare a volte nebbiosa, a volte assolata, con alternanza di colori vivi(negli interni e nei vestiti di Theo) e di quel grigio chiaro molto Hi Tech. Un continuo alternarsi di un languido di fondo e un'esplosione improvvisa di colore, è un po' come le onde emozionali del film, un continuo su e giù che rimane dentro.
PS: Candidato a diversi Oscar 2014, tra i quali quello per miglior film.
PPS: Nei titoli di coda si può notare, tra le altre, la dedica al defunto James Gandolfini.
PS: Candidato a diversi Oscar 2014, tra i quali quello per miglior film.
PPS: Nei titoli di coda si può notare, tra le altre, la dedica al defunto James Gandolfini.
gran bel post per un gran bel film ;)
RispondiEliminaGrazz! a volte si ritorna! :)
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